Permettetemi di spendere ancora qualche parola sull'argomento videogiochi e shareware, che ha interessato molti di voi, e che chiedevano lumi sull'argomento, soprattutto via email.
Rispondendo a Master Disaster (ma che nick sarebbe?), Massimiliano, Luca85 e tutti gli altri: sebbene la filosofia che ci sta dietro dovrebbe essere la stessa (prova un gioco prima di comprarlo), la versione shareware di un videogame Ŕ diversa da uno qualsiasi dei "normali" demo che vengono rilasciati dalle software house: di solito i demo escono prima che il gioco sia finito, e possono quindi differire - e non di poco - dal prodotto finale; capita persino che vengano sfruttati come "beta test" per correggere e sistemare un po' di bug sparsi qua e lÓ. Altre volte il demo esce parecchio tempo dopo che un titolo Ŕ sugli scaffali (vedi Unreal 2), quindi troppo tardi per chi l'ha giÓ comprato. La versione shareware di un gioco Ŕ invece un sottoinsieme stretto del prodotto finito, al quale Ŕ identico in tutto e per tutto, e viene reso disponibile nello stesso istante.
Ben diverso Ŕ poi il target cui si rivolgono i prodotti shareware: nella stragrande maggioranza dei casi si tratta dei cosiddetti "casual gamer", che cercano giochi non impegnativi o eccessivamente complessi; alcune software house fanno "promozione" dei propri titoli con versioni ridotte in Flash o Java (vedi Noah's Ark - http://www.tgmonline.it/flashnjava/archi vio?lettera=N - ); altre ancora, come la Garage Games, si rivolgono espressamente a giocatori pi¨ scafati (gli "hardcore gamer") che per diversi motivi non hanno pi¨ il tempo o la voglia di dedicarsi ad un titolo "da scaffale", solitamente pi¨ complesso e impegnativo, ma hanno comunque competenze e gusti pi¨ maturi: Marble Blast, che citavo giustappunto ieri, rientra perfettamente in questa categoria.
Il fatto che l'evoluzione tecnologica di questi anni fornisca le condizioni ideali (come si diceva sul forum) per il ritorno dei giochi shareware fa sperare in un ampliamento dell'offerta, che coinvolga anche prodotti normalmente destinati agli scaffali, i cosiddetti titoli "Tripla A".