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Discussione: Le opere de Il Comandante

  1. #1
    Lo Zio L'avatar di Il  Comandante
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    Predefinito Le opere de Il Comandante

    Something is blocking me, I feel nothing at all
    my senses have been killed by the great unknown
    and I am dying in a silent downfall
    with no tears in my eyes
    and no pain on my face

    No tears in my eyes
    no pain on my face

    My heart lies in the blood unseen,
    while my mind dreams of the past unlived
    to run away from the coldest waters
    that are freezing my soul
    my insensible soul

    My sweet night is too dark for every light
    Should I have fright?
    Should I have fright?

    I'm falling forever through the depth of time
    full of fears, uncried tears
    words unsaid, unheard screams

    And when the sun will go down
    I'll be dying on my bed
    listening a timeless melody
    filled with unfinished loneliness
    and unexpressed love

    Unfinished loneliness
    Unexpressed love

    Soon I'll see the silent child
    coming to me with a sad sad smile
    singing me forever goodbye
    forever goodbye

  2. #2
    il piccolo mugnaio L'avatar di bradbet
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    Predefinito Re: Words from a broken world...

    Non mi si chieda di commentare...
    ti dico solo che l'ho letta, che è già qualcosa (di cui compiacersi? )

    unica cosa: "unheared"? Non dovrebbe essere "unheard"?

  3. #3
    Lo Zio L'avatar di Il  Comandante
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    Predefinito Re: Words from a broken world...

    bradbet ha scritto mer, 09 febbraio 2005 alle 14:01
    Non mi si chieda di commentare...
    ti dico solo che l'ho letta, che è già qualcosa (di cui compiacersi? )

    unica cosa: "unheared"? Non dovrebbe essere "unheard"?
    Eheh, non chiedo nulla stavolta, l'hai letta e me ne compiaccio.
    Comunque sì, è unheard, correggo subito...

  4. #4
    La Borga L'avatar di Valfuindor la Maia
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    Predefinito Re: Words from a broken world...

    interessante, anche se non è grammaticalmente ineccepibile
    ma poi... who cares? non siamo il britishi institute, a noi interessano i significati più del significante

  5. #5
    Lo Zio L'avatar di Il  Comandante
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    Predefinito Re: Words from a broken world...


  6. #6
    Lo Zio L'avatar di Pascoli
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    Predefinito Re: Words from a broken world...

    Caruccia, anche se mi sembra più "rigida" rispetto ad una canzone anglosassone doc (per ovvi motivi, credo). C'hai anche la musica?

  7. #7
    Lo Zio L'avatar di Il  Comandante
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    Predefinito Re: Words from a broken world...

    eh, mi si chiede troppo

  8. #8
    Lo Zio L'avatar di Nightlight
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    Predefinito Re: Words from a broken world...

    Il Comandante ha scritto dom, 23 gennaio 2005 alle 22:37
    Era una notte tranquilla, la luna brillava di una luce particolare. Un uomo teneva per mano un bambino. Camminavano in silenzio, l'unico rumore che si sentiva era quello dei loro passi. L'aria era strana. All'improvviso si sente il bambino rivolgere una questione all'uomo. "Qual è la cosa più triste del mondo?"
    L'uomo fu stupito dalla domanda, non avrebbe mai pensato che un bambino potesse farne di simili. Tuttavia rispose.
    "La pioggia".
    Ma il bambino, con tono insoddisfatto, diede vita ad una risposta ancora più insolita della domanda.
    "Non quella tristezza lì".
    "E quale allora?", aggiunse l'uomo con finto stupore.
    "Lo sai", disse il bambino, con una certa sicurezza.
    Al seguire di questa risposta, dalla bocca dell'uomo uscì la verità, senza che neanche lui lo volesse. Sembrava quasi fosse destinata a venir fuori.
    "La cosa più triste non è nè il perdere qualcuno, nè la vecchiaia, ma quando nessuno ti sente. Quando la tua rabbia rimane legata solo al tuo mondo, e non sfiora in alcun modo quello degli altri. Quando i tuoi sogni e le tue sensazioni rimangono dentro di te, essendo troppo grandi per essere buttate fuori.
    E allora muori a poco a poco, ucciso dal tuo stesso amore per la vita. Di tutte le cose per cui il mondo era solito apprezzarti, viene a mancare l'unica per la quale volevi realmente essere amato. Di tanti segni che avevi da lasciare, non ne è rimasto neanche uno. Sono nati dentro di te, sono morti dentro di te, e l'unica cosa che è rimasta è il rimpianto di non aver saputo costruire ponti abbastanza solidi da legare il tuo mondo a quello degli altri. "

    All'improvviso il bambino continuò il discorso dell'uomo, in lui comparve una rabbia insolita.

    "E il resto della vita la passerai a riimmergerti in quegli stessi sogni che ti hanno ucciso, nel vano tentativo di far tornare tutto come prima. O a raccogliere la cenere del tuo cadavere, ed annusarla per immaginare anche solo per un attimo che sia ancora tutto lì. Fuori di qui tutti ti apprezzano per cose che non hai costruito. L'unica cosa che era tua, quel castello di sogni e di sensazioni che non hai mai mostrato a nessuno, è crollata per sempre. Scambieresti subito la tua vita con quella di un ubriacone qualunque, di una persona che non ha nulla da perdere, per vivere libero da responsabilità. Vorresti che la tua inutilità venisse riconosciuta dovunque, per sentirti in pace con te stesso. Ma è inutile, il peso di ciò che hai perso è incancellabile, e ti distruggerà sempre di più, giorno dopo giorno.
    Passerai la vita a soddisfare le aspettative degli altri, a fare la loro felicità. Vivrai per loro, incapace di vivere per te. Studierai per cose che non ti interessano e troverai un lavoro. E per reagire a tutto questo, ti racchiuderai nella convinzione che è stato il destino a decidere la tua vita, che l'ha sempre avuta in pugno, e che tutto è già stato deciso. E' inutile, nulla riuscirà a reggere il peso di ciò che hai perso. Un giorno poi capirai l'errore di rifugiarsi nelle convinzioni, e tenterai di ricostruire tutto daccapo, operoso come un'ape, provando a salvare il salvabile; nel frattempo il tempo passerà, troverai una compagna di vita, condividerai con lei il peso della tua esistenza, dei tuoi errori, e sarai costretto ad accettare la forma di amore che hai sempre rifiutato, quella che fonda le proprie basi sullo scambio delle reciproche paure. L'ultimo giorno della tua vita la abbraccerai, e con un sorriso stampato sul volto le dirai che sei felice, e fortunato di aver vissuto la tua vita con lei. Poi userai tutte le tue forze per trattenere le lacrime, ma non basteranno, loro usciranno lo stesso e le più amare saranno quelle che verserai per tutto ciò che non sei stato e che saresti potuto essere."
    Terminate queste parole, l'uomo restò colpito.
    "Co...come hai potuto? E' impossibile che sia successo."
    Il bambino sorrise. Adesso sembrava felice.
    "Ogni tanto accade. Il tempo si ferma, qualcuno si ricorda chi è, trovando la forza nel passato per non arrendersi, per non credere che il presente sia inutile, per costruire e ricostruire, per tradire le aspettative nei confronti del futuro. Presto l'oscurità riprenderà di nuovo il proprio posto, quello che le spetta in un animo così inquieto come il tuo, incapace di essere felice, ma questo tentativo rimarrà in eterno un raggio di luce, per ogni volta che vuoi ricominciare ad aprirti al mondo. E non dimenticare di credere, ne avrai bisogno..."

    Al sentire queste parole, l'uomo si tranquillizzò. Non sapeva spiegarsi un sacco di cose di quella conversazione, ma notò egli stesso di essere più sereno.
    Continuarono a camminare, sempre più avanti, non si sa verso dove. La luna ora brillava di una luce propria, naturale.
    Ad un certo punto il bambino irruppe con una domanda."Qual è la cosa più triste del mondo?"
    L'uomo rispose "La pioggia".
    "Anche per me", disse il bambino.
    Sembrava come se la conversazione non fosse mai avvenuta. In apparenza tutto era come prima, ma osservando bene lo si poteva notare, qualcosa era cambiato. Adesso era il bambino a portare l'uomo per mano.

  9. #9
    Lo Zio L'avatar di Nightlight
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    Predefinito Re: Words from a broken world...

    Il Comandante ha scritto dom, 15 maggio 2005 alle 11:39
    Mi fa piacere sia piaciuto
    Dato che ci sono posto anche l'altro scritto:

    Confuso. Come la solito non so perchè. Non so neanche che scrivere qui sopra, di solito sono il tipo che si lamenta. Quello che vorrei, quello che non vorrei, ciò che sono e che non sono, quello di cui ho bisogno e di cui non ho bisogno. E'annoiante essere se stessi e scrivere di sè, ma d'altra parte se non scrivo di me poi non so di cos'altro scrivere, e cosa agli altri piacerebbe veder essere scritto. Ecco, una cosa di cui mi lamento spesso sono proprio gli altri. Non conoscono i sentimenti, sono piani di paure, privi di sogni, non sanno apprezzare le piccole cose, non sanno nulla. Solo io so tutto. So come funzionano le cose, so che la matematica è importante per il futuro, so che la storia dell'arte non lo è, so di avere mille motivi per apprezzare ciò che ho e duemila per non apprezzare nulla. So che il mondo che immagino non esiste, so che il mondo reale fa schifo e so che è importante vivere di atteggiamenti per essere considerato. E in effetti nessuno mi calcola. Però, se ci penso bene, mi calcolano eccome, sono io che non mi sento calcolato. Sì, lo so, il problema è mio. Sì, sono confuso, so anche questo. Io so troppe cose, è quello il problema, qualasiasi cosa mi venga detta già la so, per cui è inutile ascoltarla. Però è bello ascoltarla da chi te la sa raccontare, in fin dei conti credo sia questo che faccia la differenza, il modo in cui ti presentano la cosa, non la cosa in sè. Lo so che sto raccontando le cose senza un filo logico, so tutto io, qualsiasi cosa possa pensare chi sta leggendo questo foglio già la conosco. Cavoli, ho scritto diciassette righe e mezzo. Però, le ho scritte bene, me ne compiaccio. Io sono un tipo che si compiace molto di tutto, soprattutto di ciò che riguarda me. Se esco da un momento di depressione, la prima cosa che faccio è compiacermene, perchè io ce l'ho fatta e molti altri no. Se entro in un momento di depressione me ne compiaccio, perchè è da persone che vedono molto oltre, l'essere depressi. Se sono felice me ne compiaccio perchè so apprezzare le cose per come sono, se sono infelice me ne compiaccio perchè so rendermi conto di quanto fa schifo il mondo al contrario di molti altri. Come dite? Non dovrei perchè non c'è nulla da compiacersi? Ma lo so, io so tutto.
    "Il vero sapiente è colui che sa di non sapere", diceva Socrate.
    So anche questo, infatti sono un perfetto ignorante.
    E me ne compiaccio.

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