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Discussione: [17 aprile] COLPISCI E TERRORIZZA, IL VIDEOGIOCO?

  1. #1
    keiser
    ospite

    Predefinito [17 aprile] COLPISCI E TERRORIZZA, IL VIDEOGIOCO?

    Ero rimasto piuttosto perplesso, qualche giorno fa, nel leggere che la Sony aveva registrato, in data 21 marzo (ossia il giorno dopo l'inizio della guerra in Iraq - alla faccia del cinico tempismo), il marchio Shock And Awe che, come ben sappiamo, ha rappresentato la strategia bellica della coalizione nei primi giorni del conflitto.
    Pare che le polemiche seguite al diffondersi della richiesta di Sony abbiano "costretto" il colosso giapponese ad una altrettanto colossale retromarcia: in quattro e quattr'otto è stata ritirata la domanda di brevetto, con le scuse della società, che ha definito l'iniziativa «sconsiderata, sconveniente e riprovevole». Un portavoce della Sony ha aggiunto che non c'è alcuna intenzione, da parte della multinazionale, di produrre un gioco basato sui recenti avvenimenti in Medio Oriente, e che l'iniziativa è stata presa dalla filiale americana in completa autonomia.
    A questo punto non so fino a quanto si sia rivelata azzeccata la contro-mossa difensiva: dopo la Sony, altre quindici società hanno depositato la stessa domanda, e una di loro si accapparrerà comunque i diritti di sfruttare il marchio «Shock and Awe» per qualche prodotto. D'altro canto, le classifiche di vendita di questi giorni non lasciano spazio a dubbi: negli Stati Uniti, la top ten dei videogame più venduti vede al primo posto Delta Force: Black Hawk Down, al secondo Command & Conquer: Generals, e i due Battlefield (gioco originale più espansione) e Raven Shield a seguire immediatamente dietro.
    L'esempio più lampante della dicotomia tra le esigenze di "politically correct" degli uffici di pubbliche relazioni delle grosse società e il desiderio legittimo (visti i risultati di vendita) di sfruttare commercialmente la guerra da parte dei responsabili marketing.

  2. #2

    Predefinito Re: [17 aprile] COLPISCI E TERRORIZZA, IL VIDEOGIOCO?

    Sinceramente sono contento che Sony abbia fatto retromarcia. Quello che aveva fatto (la filaliale americana?) era un vero e proprio ignobile sciacallaggio mediatico. Ora non resta che sperare che le critiche rivolte verso Sony vengano parimenti rivolte verso gli altri soggetti che vogliono biecamente approfittare dei drammatici eventi di questi giorni.

  3. #3
    Shogun Assoluto L'avatar di nukemall
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    Predefinito Re: [17 aprile] COLPISCI E TERRORIZZA, IL VIDEOGIOCO?

    Trovo abbastanza ipocrita la retromarcia Sony.

    Si producono da decenni libri, film e videogiochi ad esempio sul Nazismo, che ha determinato problemi un po' più gravi di quelli generati dalla guerra in Iraq, e non mi pare che ci sia stata alcuna levata di scudi verso prodotti come Return To Castle Wolfenstein, per citare qualcosa di relativamente recente.

    Per sdoganare la trasformabilità in fiction di un avvenimento reale bisogna forse attendere un tot di mesi o anni? Quanti?

  4. #4
    Lo Zio L'avatar di MarcRemillard
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    Predefinito Re: [17 aprile] COLPISCI E TERRORIZZA, IL VIDEOGIOCO?

    Sinceramente... che fessi!

  5. #5
    Suprema Borga Imperiale L'avatar di Do_urden
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    Predefinito Re: [17 aprile] COLPISCI E TERRORIZZA, IL VIDEOGIOCO?

    nukemall ha scritto gio, 17 aprile 2003 14:11
    Trovo abbastanza ipocrita la retromarcia Sony.

    Si producono da decenni libri, film e videogiochi ad esempio sul Nazismo, che ha determinato problemi un po' più gravi di quelli generati dalla guerra in Iraq, e non mi pare che ci sia stata alcuna levata di scudi verso prodotti come Return To Castle Wolfenstein, per citare qualcosa di relativamente recente.

    Per sdoganare la trasformabilità in fiction di un avvenimento reale bisogna forse attendere un tot di mesi o anni? Quanti?
    non posso che darti ragione

  6. #6

    Predefinito Re: [17 aprile] COLPISCI E TERRORIZZA, IL VIDEOGIOCO?

    Sono piuttosto sorpreso delle risposte che ho letto in questo topic. Per questo motivo mi permetto di fare alcune riflessioni prive di qualsiasi animositá personale, ma che vanno decisamente contro i pensieri espressi (cronologicamente parlando) dopo il mio post.

    Vi prego di seguirmi con un po' di attenzione perché adesso cercheró di fare dei ragionamenti un po' arditi.

    Partiamo dal presupposto che un gioco é finzione e non va confunso con la realtá, non voglio asserire che un gioco troppo realistico porti alla violenza o al gradimento di essa. Quindi si potrebbe anche dire che si puó giocare a qualsiasi gioco, che tratta qualsiasi tema, perché tanto é una finzione. Peró é anche vero che ci sono giochi che per il loro straripante pessimo gusto sono rifiutati dalla stragrande maggioranza delle persone. Per fare un paio di esempi mi riferisco a giochi circolanti in internet dove dovevi lanciare sassi dai cavalcavia e colpire gli automobilisti oppure a gestionali di lager dove dovevi massacrare il maggior numero di ebrei risparmiando sui soldi e sull'uso del gas. Perché a questi giochi non si ha voglia di giocare? perché ci si sente disgustati e non ci si diverte. E qui arrivo anche alla differenza tra videogiochi e fiction. Mentre queste ultime hanno il solo scopo di raccontare una storia, e quindi delle finalitá informative e formative in caso trattino eventi tragici (intendo che se vedo un film sulla guerra posso apprezzare la trama e i messaggi che vengono mandati dall'opera, ma non certo che la visione mi ha divertito), i videogiochi hanno una funzione di diretta interattivitá e lo scopo principale di divertire il fruitore (ed eventualmente raccontare una storia). A questo punto passiamo ad un'altra fase del ragionamento. Se i videogiochi sono una forma di divertimento, come si fa a divertirsi con i giochi di guerra, fps o rts ecc? A meno di essere dei convinti guerrafondai, credo che a tutte le persone normali la guerra faccia orrore. Come ci si diverte all'idea di simulare l'uccisione di qualcuno? (Scusate la parentesi ma é anche vero che c'é gente che si diverte con i giochi di caccia e/o che la pratica veramente, uccidendo degli animali indifesi per divertimento, chiamando la sua meschina attivitá "sport", chiudo questa parentesi). La risposta che ci si puó dare é che un gioco di guerra é un esercizio di stile e di strategia non coinvolto con la realtá. Ma, seguendo il percorso visto in precedenza, é possibile superare i limiti del buon gusto o del buon senso? La risposta é sí, come nei casi per esempio di Carmaggeddon oppure del recente C&C:Generals, dove ci sono gli americani che sono i buoni e gli altri (arabi e cinesi) che sono cattivi, grezzi, fanno stragi di civili e usano armi di distruzione di massa e dove le fazioni sono cosí sbilanciate da rendere il gioco un "prendi gli americani e spazza via i suoi nemici". E' vero che noi videogiocatori vogliamo dei titoli sempre piú realistici, sempre piú plausibili, ma c'é un limite dove il divertimento si esaurisce? Mi domando se ci si puó divertire simulando l'uccisione di altri esseri umani sapendo che nello stesso momento tutto ció sta accadendo realmente? Se da un lato abbiamo bisogno del realismo dall'altro c'é il bisogno di qualcosa che allontani l'esperienza rendendola fittizia, e quindi eticamente accettabile per le nostre coscienze. A volte un filtro temporale, simulando guerre del passato, ha (magari ingiustamente) colpito meno la sensibilitá degli utenti, fornendo una finzione che deriva proprio dal fatto di rifarsi ad avvenimenti lontani nel tempo. Ma a questo punto mi sorge spontanea una domanda: c'é davvero bisogno di rifarsi ad avvenimenti reali? Non ci sono forse ottimi giochi che hanno dimostrato di essere tali anche con ambientazioni fittizie? Mi vengono in mente i Warcraft, Eurofighter2000 (ipotetico conflitto in Scandinavia), Quake e si potrebbe andare avanti a lungo. Questi titoli hanno venduto di meno perché non avevano ambientazioni realmente accadute? Credo di no. Si possono fare profitti anche senza lo sciacallaggio emozionale e mediatico che il riferimento a fatti drammaticamente reali comporta. Mi rendo conto che ho portato avanti un discorso che si basa sulle sensibilitá e sulle percezioni delle persone, e che come tali non possono essere universalemnte standardizzate. Peró sono convinto che siamo noi utenti che dobbiamo opporci a certe logiche di mercato, quando queste raggiungono limiti eticamente non accetabili. Per una volta é successo e mi auguro che possa succedere ancora, ogni volta che la situazione lo richieda al ripetersi di fatti analoghi. Vorrei tanto che i giochi fossero solo puro divertimento, senza essere inquinati da tristezze reali presenti e passate.

    Scusatemi se mi sono enormemente dilungato, ma la questione, concorderete con me, non é banalmente analizzabile.
    Mi piacerebbe che tutti insieme riflettessimo su questi temi e vorrei conoscere le varie opinioni.

    PS per Keiser: forse non sarebbe una cattiva idea trattare questo argomento anche su TGM, magari nel Backstage.

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